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Una telefonata per dire «Siamo ancora vivi»

fonte: Avvenire


Nei primi due mesi del 2017 sono già 485 i morti nel tentativo di raggiungere le coste europee. 5.022 quelli accertati nel 2016, non erano mai stati così tanti. Eppure, il dato reale potrebbe essere molto più grande, perché nessuno sa quanti siano i naufragi di cui non abbiamo avuto notizia. Lo sanno soltanto le famiglie dei dispersi, che dalla Nigeria all'Eritrea, dal Mali al Gambia, si chiedono che fine abbiano fatto i figli partiti per l'Europa e mai tornati. 

Per queste famiglie una telefonata può fare la differenza. Come quella, da tre minuti, che i profughi possono fare sul Tracing Bus della Croce Rossa, una cabina telefonica mobile realizzata con Vodafone Olanda. Da un mese gira l'Italia: in questi giorni è a Lampedusa, lunedì arriverà a Roma, mentre è già stata a Como, Milano, Ventimiglia, Taranto, permettendo oltre mille tentativi di collegamento con il 60% di telefonate andate a buon fine. Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, avvalendosi della loro rete internazionale, lavorano in tutto il mondo per ripristinare il contatto tra i familiari e offrire aiuto per il ricongiungimento. 
In questa speciale cabina gli operatori sostengono il migrante prima, dopo o durante la telefonata. Sono infatti chiamate delicate: Aisha, arrivata dalla Costa d'Avorio, rivela alla madre di essere stata imprigionata e violentata in Libia, «però con la testa ero lì al villaggio, mamma, solo il mio corpo era di quegli uomini». Il maliano Moussa riesce invece finalmente a parlare con la moglie dopo tre lunghi mesi di silenzio e scopre di essere diventato papà. 

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