NON BASTA "L'OPPRESSIONE MAROCCHINA", CI SI METTE ANCHE IL MEDIATORE



SAHARA OCCIDENTALE
22/4/2008   20.16




Arresti arbitrari, tortura sistematica, abusi di potere, detenzioni politiche, divieto di manifestare o di associarsi: sono alcune delle violazioni compiuto dal governo del Marocco nel Sahara occidentale secondo l'ultimo rapporto del Collettivo dei difensori Sahrawi dei diritti umani (Codesa), alcuni dqi quali sono stati personalmente vittime delle violenze denunciate Il Codesa, nel suo rapporto annuale relativo al 2007, sottolinea anche un altro aspetto di quella che definisce "l'oppressione marocchina": un'emigrazione illegale in aumento "a causa della tensione politica" e della povertà e disoccupazione che affliggono i giovani, con le drammatiche conseguenze che possono avere le traversate in mare verso l'Europa. Finora i colloqui sotto l'egida dell'Onu per decidere lo status del Sahara Occidentale, annesso dal Marocco nel 1975, non sono stati segnati da progressi significativi: Rabat insiste sulla proposta di concedere solo l'autonomia, mentre il movimento politico del Fronte Polisario chiede da anni un referendum sull'autodeteminazione in cui sia il popolo Sahrawi a scegliere tra autonomia e indipendenza. Nonostante questo stato di cose, Peter Van Walsum, inviato speciale del Segretario Generale dell'Onu per il Sahara occidentale, ha detto al Consiglio di sicurezza che a suo avviso "l'indipendenza non è un obiettivo realizzabile", attribuendo di fatto alla parte Sahrawi la responsabilità dello stallo dei negoziati. Van Walsum ha quindi proposto, come esperimento, trattative senza condizioni e sulla base di un'ipotesi provvisoria che l'opzione dell'indipendenza non figuri nel referendum.








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