Ancora sbarchi a Lampedusa

il 2008 si chiude con lo sbarco di centinaia di disperati sulle coste di Lampedusa, mentre c'è chi urla "li rispediremo a casa direttamente da Lampedusa" -

Se il sig. Minstro si facesse un viaggetto senza scorta e senza ufficialità nella vera Africa, fuori dai resort esclusivi di certi benpensanti, forse capirebbe la disperazione di chi rischia la vita per il miraggio di una esistenza migliore.

E' sempre emergenza al centro di prima accoglienza di Lampedusa: 1560 gli immigrati ancora ospitati nella struttura, tra questi – secondo Save the Children – 196 minori. Mentre il barcone con circa 150 immigrati a bordo, segnalato ieri a 80 miglia a sud dell'isola si trova al momento in acque di competenza maltese. Intanto secondo il ministro della Difesa La Russa la linea dura chiesta dalla lega contro la Libia, accusata di non rispettare gli accordi sul controllo delle coste, "non serve a niente: verso Tripoli occorre pazienza". Ma le mete dei viaggi della speranza non sono solo italiane, riguardano l'intera area mediterranea. Lo conferma al microfono di Paolo Ondarza, Gabriele Del Grande, direttore dell'Osservatorio sulle vittime dell'immigrazione Fortress Europe:

R. – La frontiera mediterranea interessa principalmente Italia, Grecia e Spagna, quindi Canarie, Lampedusa, isole del Mar Egeo. Ricordiamo che la metà delle persone che sbarcano a Lampedusa sono pesrone in fuga dalla guerra civile in Somalia o dalla dittatura eritrea, o dall'Etiopia o dal Darfur. La vera emergenza sicuramente è il soccorso in mare, la vita che queste persone rischiano in mare. A questo proposito bisogna riconoscere il lavoro di salvataggio svolto dalla nostra guardia nel canale di Sicilia.


D. – Parlavamo di emergenza in relazione alle condizioni in cui si trovano a viaggiare i numerosi immigrati che quotidianamente sbarcano; ecco, troppi di loro non ce la fanno…


R. – Noi siamo andati a contare il numero delle vittime documentate sulla stampa internazionale; quindi si tratta di una cifra assolutamente approssimata per difetto. Ebbene, dall' '88 ad oggi, ormai 13 mila persone hanno perso la vita lungo le frontiere europee; dico almeno, perché potrebbero anche essere 10 volte di più. Non abbiamo nessuna notizia di quanti naufragi fantasma sono avvenuti nel mezzo del Mediterraneo: spesso sono avvenuti senza che nessuno lo sapesse; spesso succede che i pescatori ritrovano corpi in mare: questo mare – che storicamente è un mare di pace – è diventato di fatto un grande cimitero.


D. – Ma l'Europa perché non è pronta ad accogliere?


R. – Ma in realtà la politica europea è molto contraddittoria: con una mano si chiudono le frontiere, con l'altra invece si chiede l'ingresso di migliaia e migliaia di lavoratori stranieri. L'immigrazione non è un'emergenza: l'immigrazione è un bisogno demografico, economico dell'Europa. Le politiche che però si attuano, creano poi fenomeni di clandestinità; pensate che in Europa – stima la Commissione Europea – vivono attualmente tra i 6 e gli 11 milioni di migranti senza documenti. La legge sull'immigrazione è fondamentalmente irrazionale, illogica, distante dalla realtà, perché è evidente a tutti che nessuna persona dotata di buon senso assumerebbe mai uno straniero dall'altro lato del mondo senza averlo prima mai visto né conosciuto, eppure la legge prevede che avvenga così.


D. – Quindi in che senso andrebbe rivisto, riscritto l'approccio nei confronti dell'immigrato?


R. – Bisognerebbe evidentemente investire di più sul Mar Mediterraneo, creare le condizioni perché le persone possano rimanere anche a casa loro, e allo stesso tempo fare in modo di creare maggiore mobilità, far venire le persone non con il requisito del contratto di lavoro ma con dei visti per ricerca di lavoro, creare anche delle situazioni perché la domanda e l'offerta di lavoro si incontrino. Questo fondamentalmente dovrebbe essere l'obiettivo delle politiche europee, che in realtà in questo momento cercano di armare le polizie degli Stati della riva sud del Mediterraneo per combattere questo fenomeno: guardiamo quello che succede con la Libia, i vari governi di destra e di sinistra italiani hanno chiesto alla Libia di bloccare le partenze verso Lampedusa, verso la Sicilia. La Libia qualcosa sta facendo, ma nessuno parla dei 50 mila migranti arrestati, detenuti in condizioni veramente disumane, ogni anno, nelle carceri libiche, a volte abbandonati in pieno deserto, lungo la frontiera; sono storie veramente allucinanti che avvengono a poche miglia da casa nostra, con finanziamenti italiani, con finanziamenti europei.


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