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mercoledì 23 giugno 2021

Eritrea, vescovi: nuovo allarme per la chiusura di strutture cattoliche

 Nazionalizzazione e definitivo stop alle scuole gestite dalla Chiesa cattolica, al centro della lettera che i presuli hanno scritto al governo del Paese nordafricano

Vatican News

Nuovo tentativo di mediazione a tutela di proprietà mobili e immobili finalizzate allo svolgimento della missione della Chiesa cattolica nel Paese. E' quanto i vescovi in Eritrea racchiudono nella lettera - di cui riferisce l'agenzia Fides - indirizzata al ministro dell'Istruzione, Semere Reesom, nella quale denunciano la chiusura e la nazionalizzazione delle scuole cattoliche da parte del governo. Già nel settembre del 2019 i presuli in una missiva simile si erano espressi in merito a provvedimenti unilaterali del governo di Asmara, avviati dal 2019 a cominciare dall’ordine di chiusura della scuola secondaria "Santissimo Sacramento" del Seminario della capitale. Un’istituzione storica, che nel corso di oltre un secolo ha svolto una rilevante funzione culturale e spirituale, a servizio della Chiesa e del Paese. Allora come ora c'è grande preoccupazione. “Siamo profondamente rattristati e feriti dalle misure che il governo sta adottando - scrivono oggi i vescovi - togliendoci le istituzioni educative e sanitarie che legittimamente ci appartengono”. I Vescovi ricordano il recente sequestro da parte del governo delle cliniche cattoliche, che limita gravemente i servizi della Chiesa nel Paese, e lamentano - riporta ancora Fides - che in precedenza, nel 2018, le scuole secondarie di proprietà della Chiesa furono confiscate. Ora “sono state avviate le procedure per la confisca o, in alternativa, la chiusura delle nostre restanti istituzioni educative, dalle scuole materne alle scuole primarie intermedie, sparse per il Paese”. Oltre agli istituti scolastici già confiscati, lo Stato intende nazionalizzare o chiudere altre scuole primarie cattoliche, tra cui una nell'Eparchia di Barentù; 16 nell'Eparchia di Cheren e due nell'Arcieparchia di Asmara.


Nessuna competizione, ma opportunità formativa

Nella Lettera i presuli tengono a ribadire che i servizi offerti non hanno scopo competitivo o sostitutivo delle strutture statali, ma sono volti a “offrire alla popolazione maggiori opportunità di scelta e di fruizione”. “Questi provvedimenti - affermano - violano in linea di principio i diritti della Chiesa e sono apertamente lesivi dei più elementari principi di giustizia”, “negando alle famiglie la possibilità di mandare i propri figli in una scuola di loro libera scelta". La chiusura di alcune strutture sanitarie e la nazionalizzazione di altri centri sanitari “a servizio delle persone con dedizione esemplare e senza alcuna distinzione di religione, etnia o gruppo”, è stata giustificata dal governo- riporta ancora Fides - con la motivazione che le strutture confiscate “appartengono al popolo, e non alla Chiesa”. “Questa è una distorsione aperta della verità, concepita per confondere le persone. Ed è giusto e doveroso che noi, Vescovi cattolici dell'Eritrea, denunciamo prontamente l'indiscutibile falsità del travisamento di cui sopra. Le scuole e gli ambulatori confiscati o chiusi, o destinati a subire la stessa sorte, sono proprietà legittima della Chiesa cattolica, edificati, costituiti e organizzati nell'interesse supremo ed esclusivo di servire la popolazione”.

I Vescovi concludono riaffermando “che la Chiesa cattolica in Eritrea, continuerà a sostenere e difendere, come suoi principi ispiratori, le vie del dialogo, della comprensione reciproca, della pace e del rispetto reciproco”.

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