Di ritorno dall'Eritrea

E' impossibile raggiungervi tutti personalmente, ed è bello perchè vuol dire che in tanti condividiamo gli stessi obiettivi.
Di ritorno dall'Eritrea oltre alle sensazioni, emozioni, gioie ed anche tristezze che ogni volta questi viaggi lasciano, prima di tutto dobbiamo riportare ad ognuno di voi un grande 
GRAZIE.
E' stata la parola che ci ha accompagnato per tutto il nostro viaggio nelle persone che incontravamo: grazie per essere qui, grazie di tutto quello che state facendo, grazie perchè vi ricordate di noi.

E' stato un continuo sentirsi dire GRAZIE, quasi fino a provare vergogna.
Ma è così, ci hanno accolto così, e questo grande GRAZIE, come abbiamo detto loro, va a tutti voi, a quanti in Italia hanno messo a disposizione il loro tempo, le loro energie per insieme costruire quello che è un grande aiuto per chi vive tutti giorni in condizioni per noi qui “nell’occidente civile”, inimmaginabili.
Non potete immaginare quanta gente avete contribuito a salvare dalla fame” ci hanno detto, “ogni pacco di pasta inviato in questi ultimi due anni è stato prezioso, quanti bambini hanno avuto un pasto tutti i giorni, quante mamme ci dicono grazie per aver salvato i loro bambini

Ed ora grazie a Dio la situazione pare in miglioramento, fra luglio e settembre dello scorso anno, le piogge sono state finalmente abbondanti ed il raccolto sembrerebbe finalmente buono.
Le conseguenze della carestia si contano ancora però sul campo: è aumentata fortemente la mortalità delle donne durante il parto, tante persone per strada chiedono un aiuto economico. La morte di molti animali, la siccità, hanno messo in ginocchio l’economia di sussistenza.

A dire la verità con oggi è una settimana che siamo a casa, questa volta è stata dura metabolizzare il rientro, e chissà che ancora non sia finita.
Forse sarà perché l’impatto con questa nostra “civiltà” stordisce: dal nulla a disposizione al tutto e subito. Traffico, caos, negozi, tv urlanti, nani e ballerine. Si c’è voluto un poco per rientrare,  per  riordinare le idee nella convinzione che non si deve demordere, che si deve lottare con le unghie e con i denti contro l’ingiustizia sociale che vede un quarto del mondo spolparsi tutte le risorse a scapito di chi vive negli altri tre quarti del pianeta.

Come? Che fare?
Un caro amico un giorno mi ha detto “a chiedere per gli altri non c’è da provar vergogna
Sulla prima mi è scivolata addosso, un poco di vergogna in effetti c’era. Sempre a chiedere, prima o poi la gente si stanca. No, non sta così! Ed i fatti lo dimostrano, col chiedere e col vedere come la Provvidenza aiuta, è stato impossibile non dare retta al caro amico.
Un altro caro amico un’altra volta mi ha detto “datti una calmata, non certo potremo salvare l’Eritrea ed il suo popolo con quello che facciamo”. E’ vero dico, non la salveremo, ma la situazione di quel popolo, come di molti altri nel mondo, interroga ogni momento la nostra coscienza, ed il nostro fare, correre, non sarà mai abbastanza.
Allora chiediamo! Credenti o non credenti è una questione di giustizia sociale, un “amare il nostro fratello come noi stessi”, un fare per gli altri ciò che vorremmo che fosse fatto per noi se fossimo nel bisogno.

Ed allora che facciamo?
Intanto, mentre il container di medicine e materiale sanitario è in viaggio, prepariamo un nuovo container di aiuti alimentari e generi anche di prima necessità o che consentano, grazie all’aiuto di chi sul campo poi lavora effettivamente, di uscire dalla profonda povertà in cui è caduto per la carestia e per la situazione del paese.
Il 14 aprile parte un container e poi ne seguiranno, confidando nell’aiuto di ognuno e nella Provvidenza, uno ogni due mesi fino alla fine dell’anno.
Cosa serve:
latte in polvere per neonati (1 e 2), latte in povere per adulti, farina, pasta, riso, lenticchie, (legumi in genere), zucchero, biscotti secchi, omogeneizzati, marmellata, vitamine per neonati, tonno, olio di semi
detersivo in polvere, mutandine in plastica neonati, semi per insalata, pomodori, etc…
macchine per cucire elettriche e non, filo per cucire, ricamare e tessere (chiedete il campione che lo mandiamo), qualche bicicletta, armadi di ferro e scaffali in ferro, materassi, lenzuoli e coperte (nuovi), una cucina con bruciatore a kerosene, materiale scolastico, quaderni, matite, gomme ed appuntalapis, carta formato A4, buste formato A4

E poi non dimenticarsi dei progetti anche piccoli che, partendo da un piccolo aiuto, consentano di sviluppare attività che aiutino le famiglie ad uscire dalla povertà (microcredito, promozione della donna, avvio di attività agricole)

Grazie infinite per essere arrivati a leggere fino a qui.
Mario

Post popolari in questo blog

L'odissea degli ultimi. Libia, nuove cronache dall'orrore

Chiesa Eritrea: digiuno e preghiera per la chiusura degli ospedali cattolici

Libia. Torture nei campi di detenzione: le nuove immagini choc