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Visualizzazione dei post da Aprile, 2011

Nel Canale di Sicilia e al largo della Sardegna

Nel Canale di Sicilia sono morte almeno 4.597 persone, lungo le rotte che vanno dalla Libia (da Zuwarah, Tripoli e Misratah), dalla Tunisia (da Sousse, Chebba e Mahdia) e dall'Egitto (in particolare la zona di Alessandria) verso le isole di Lampedusa, Pantelleria, Malta e la costa sud orientale della Sicilia, ma anche dall'Egitto e dalla Turchia alla Calabria. Più della metà (3.358) sono disperse. Altri 186 giovani sono annegati navigando dalla città di Annaba, in Algeria, alla Sardegna.

Negli ultimi anni, ipasseur non mandano più i loro uomini al timone: la guida delle barche è ormai affidata a caso ad uno dei passeggeri, spesso senza che abbia nessuna esperienza di mare. E infine i pescatori prestano sempre più difficilmente soccorso in mare, per non rischiarel'arresto e il sequestro delle navi.

Dal maggio 2009, con l'entrata in vigore dell'accordo con la Libia, tutte le imbarcazioni fermate in acque internazionali sono respinte verso Tripoli. Da allora il numero d…

BUONA PASQUA!

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CHE TRAGEDIA

Quella avvenuta questa notte intorno alle 4, in acque maltesi, a sole 39 miglia da Lampedusa è la più grande tragedia del mare registrata in queste settimane di sbarchi continui, in cui alla parola "immigrati" è stata associata soltanto la questione dell'emergenza. Forse adesso sarà più facile immedesimarsi nelle condizioni di miseria che spingono i popoli al di là del Mediterraneo a rischiare una fine orribile, con un prezzo altissimo da pagare. Un barcone è affondato, a bordo c'erano circa trecento persone, fra queste anche donne e bambini. Quarantotto sono state salvate dalla Guardia costiera, altre tre da un peschereccio. Ma i dispersi sono almeno duecentocinquanta. "

Erano in gran parte eritrei e somali. Secondo la guardia costiera italiana, la loro imbarcazione era lunga non più di 13 metri, partita due giorni fa da Zuwarah, in Libia. A un certo punto, nella notte arriva ai maltesi una richiesta di soccorso da un telefono satellitare, a bordo del barcone s…

CHE TRAGEDIA

Quella avvenuta questa notte intorno alle 4, in acque maltesi, a sole 39 miglia da Lampedusa è la più grande tragedia del mare registrata in queste settimane di sbarchi continui, in cui alla parola "immigrati" è stata associata soltanto la questione dell'emergenza. Forse adesso sarà più facile immedesimarsi nelle condizioni di miseria che spingono i popoli al di là del Mediterraneo a rischiare una fine orribile, con un prezzo altissimo da pagare. Un barcone è affondato, a bordo c'erano circa trecento persone, fra queste anche donne e bambini. Quarantotto sono state salvate dalla Guardia costiera, altre tre da un peschereccio. Ma i dispersi sono almeno duecentocinquanta. "

Erano in gran parte eritrei e somali. Secondo la guardia costiera italiana, la loro imbarcazione era lunga non più di 13 metri, partita due giorni fa da Zuwarah, in Libia. A un certo punto, nella notte arriva ai maltesi una richiesta di soccorso da un telefono satellitare, a bordo del barcone s…

"Quel mare è diventato un cimitero"

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da Repubblica.it


LAMPEDUSA -Lanciano l'Sos appena iniziano a imbarcare acqua e poi scompaiono nel nulla. A volte i loro corpi vengono ritrovati dopo giorni, ma i più finiscono inghiottiti nel nulla. Su un registro, un diario. Sono fantasmi del mare. Quanti ce ne sono in fondo al Canale che divide l'Africa dall'Europa? Quanti uomini e quante donne e quanti bambini sono finiti in questi ultimi giorni di grandi sbarchi in quella tomba che è il Mediterraneo? Nessuno lo sa e forse nessuno neanche lo vuole sapere. È una strage che non finisce mai. A volte conosciamo solo quando comincia, come per quelli salpati dalla Cirenaica la notte del 23 marzo e scomparsi in un imprecisato punto fra la Libia e Lampedusa. Erano 335. Etiopi. Somali. Eritrei. Tutti ammucchiati su un legno fradicio stavano fuggendo dalla guerra civile, erano riusciti a salire a bordo dopo tredici giorni di attesa, il mare era un olio, uno di loro con il telefono satellitare aveva chiamato Roma per avvertire che …