Africa: tra siccità e carestia si rischia "catastrofe umanitaria"

Nel Corno d'Africa si rischia il disastro umanitario, ed è necessario agire subito per aiutare almeno 10 milioni di persone che soffrono la fame e la sete. 

La situazione nel Corno d'Africa (territorio di cui fanno parte Eritrea, Etiopia, Gibuti e Somalia) sta arrivando ad una situazione umanamente insostenibile e di fatto si rischia una "catastrofe umanitaria". Mentre i Paesi ricchi spendono miliardi di euro in armamenti e guerre, almeno 10 milioni di persone sono colpite da siccità e carestie in questa già martoriata zona dell'Africa. La Caritas italiana, impegnata da anni nel Corno d'Africa per tutelare, insieme alle chiese locali la salute, la lotta all'esclusione sociale e l'istruzione, lancia un appello alla solidarietà e all'attenzione. Si tratta della "più grave siccità degli ultimi 60 anni e coinvolge 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in Somalia, 3,2 in Etiopia, 117mila a Gibuti, ed anche parte della popolazione in Eritrea" scrive la Caritas, e sottolinea: "A soffrirne sono soprattutto i bambini: in Somalia uno su tre è denutrito. Si teme che l'emergenza travolga anche Tanzania e Sud Sudan". Per questo la Caritas italiana.it sta predisponendo "un programma globale di aiuto d'urgenza riguardante i 4 paesi che verrà lanciato nelle prossime settimane". Monsignor Giorgio Bertin, Presidente di Caritas Somalia, amministratore apostolico di Mogadiscio e vescovo di Gibuti, descrive la situazione con queste parole: "La situazione umanitaria in Somalia è disastrosa". "Nel sud della Somalia – ha aggiunto il vescovo - gli effetti della siccità si sommano a 20 anni di vuoto politico e conflitti. Se vogliamo evitare la catastrofe umanitaria occorre agire velocemente e con grande attenzione alla complessità del contesto".
CHEBI' Onlus è impegnata da oltre due anni in Eritrea in questa lotta impari contro la fame e la sete in un contesto sociopolitico difficile. Numerosi sono stati negli ultimi due anni i container di aiuti alimentari inviati alle missioni..
In Eritrea, e sono le notizie che arrivano in questi giorni, non sta piovendo, eppure ora la pioggia dovrebbe essere la protagonista del momento, da fine maggio a fine settembre è il periodo delle piogge, ma di pioggia non se ne vede. Dall'Eritrea filtrano poche notizie, le ONG sono quasi totalmente assenti. Arrivate all'arrembaggio con l'arrivo dell'ONU a fine 2000, se ne sono scappate nel 2007/2008 mentre la situazione era in peggioramento sotto tutti gli aspetti. Il contesto difficile non favoriva più "il business" della cooperazione internazionale. Niente soldi=niente aiuti. Allora la scelta delle ONG di tutti i colori e di tutte le appartenenze è stata: via! Eppure la situazione sul campo era chiaramente in peggioramento, era piovuto pochissimo nel 2008, nel 2009 non è piovuto quasi per niente, nel 2010 poche piogge. e senza le piogge niente raccolti. Nemmeno chi come noi andando in Eritrea nel 2009, da turista e con i soldi, aveva la certezza di trovare da mangiare, figuriamoci chi senza soldi perchè senza lavoro come poteva campare. Succedeva che nella capitale nel 2009 si sopravviveva, tanta la gente per strada a tendere la mano, nei villaggi la fame totale, se eri fortunato al mercato da mangiare trovavi cipolle.
Ed ora purtroppo la storia sembra ripetersi.
Che fare? Tutto quello che si può! Non sarà mai molto, non riusciremo a sconfiggere fame e sete, ma avremo la certezza guardando gli occhi di chi disperato tende la mano, di non essere rimasti inermi, di avere fatto ciò che vorremmo fosse fatto per noi se ne avessimo bisogno.

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