Ed ora il silenzio

Sono passate poche settimane dalla strage di Lampedusa, ed ormai qui abbiamo “digerito” tutto. 
Ce ne siamo dimenticati, il fatto non fa più notizia, i giornali non ne parlano più tanto non venderebbero copie, e noi abbiamo archiviato la pagina. 
I partiti se ne guardano ben bene di riparlare di immigrazione, di cambiamento delle nostre assurde leggi, troppo rischioso parlare di accoglienza, integrazione, troppo alto il rischio di perdere consenso elettorale. 
Allora meglio l’oblio dell’ignoranza, meglio mantenere il popolo nella vera ignoranza, invece che aiutarlo a prendere coscienza di come nel mondo quotidianamente milioni di persone soffrano per la mancanza di cibo, medicine, libertà di espressione religione e parola. 
Meglio cavalcare la tigre del sensazionalismo con azioni tipo “mare nostrum” che da un lato davvero salvano le persone, ma dall’altro non fanno altro che favorire i trafficanti di uomini che “gettano” in mare sempre più persone sapendo che a poche miglia ci sono le navi che le soccorrono. 
Così le centinaia di poveracci che cercano una vita migliore devono ancora soffrire per trovare i 2500/3000 euro necessari a pagare lo scafista che ingrossa le sue tasche, con il beneplacito del nostro governo che però salva la faccia. “Non li lasciamo morire in mare”, gridano, “li aiutiamo”, dicono. 
Ma non sarebbe stato più intelligente aprire corridoi umanitari, mandare traghetti, lasciare i soldi raccolti da quei poveracci in mano loro perché servissero una volta approdati in Italia allo loro sopravvivenza, invece che farli finire nelle tasche dei trafficanti? E se poi si voleva “ripulirsi” un poco la faccia, non era meglio forse proporre il pagamento di un contributo per il biglietto del traghetto invece che ingrassare gli scafisti? No. 
Troppo rischioso sul fronte elettorale allora ingrassino gli scafisti e quei poveracci muoiano, lì. 
Da quei paesi ancora si scappa e nel silenzio generale nei paesi di provenienza di quei poveracci che bussano alle nostre porte, si consumano drammi per noi impensabili, qui nell’Europa civile. 
E’ l’esempio dell’Eritrea il paese di provenienza di centinaia di migranti e di provenienza di tutti i morti di Lampedusa di poche settimane fa. Dopo la strage di Lampedusa, quei morti che qualcuno disse di voler riportare in patria, non possono essere pianti nemmeno nel loro paese. 
E’ struggente e nello stesso momento inquietante, vedere come ancora oggi, metà novembre 2013, ogni mattina agli incroci di Asmara, tante persone si fermino a leggere gli annunci mortuari appesi ai muri. Ogni giorno arrivano nuove notizie e sono tanti i volti giovani in quelle fotocopie attaccate alle pareti, tanti volti di giovani morti “improvvisamente”. Annunci mortuari che non riportano, anche se tutti lo sanno, che quei bambini, quei ragazzi e quelle giovani donne, sono morti in mare, non si può dire che sono scappati in un paese dove scappare significa disertare, dove tutti sono militari a vita e non possono uscire liberamente fino alla fine del servizio militare, e dunque mai. Ed allora sono solo morti “improvvisamente”. 
Scappano alla ricerca di una vita migliore che vedono nell’Europa, non nel nostro paese però, che grazie alla Bossi/Fini, alla cultura dell’egoismo instaurata nella mente della gente negli ultimi venti anni di politica disastrosa e di inculturazione dell’io, è visto come un paese inospitale, solo come un punto di approdo. 
Vorrebbero andare in Svizzera, in Svezia, Norvegia, Germania, ma non in Italia. 
E sentirselo dire li ad Asmara, è penoso, pensare come il nostro paese sia arrivato a tali livelli di ignoranza, toccarlo nelle parole di quei poveracci che prima vedevano all’Italia come un paese amico ed ora lo vedo solo come un paese inospitale ed abitato da gente egoista, è veramente deprimente. 
Scappano da un paese dove manca l’acqua, non è piovuto nella scorsa stagione delle piogge che, per chi non lo sa, nell’altopiano etiopico/eritreo va da maggio ad agosto, ed ora i campi che dovrebbero essere verdi, sono secchi, aridi. Come faranno ad arrivare alla prossima stagione delle piogge è inimmaginabile. 
Si profila ancora una volta una tremenda carestia, per il corno d’Africa. 
Ma nessuno lo sa, nessuno ne parla, nemmeno le ong che nel 2007 hanno abbandonato la gente ed il paese al loro destino. Troppo stringenti le leggi, troppo oneroso aiutare la gente con progetti, troppo basso l’indice di redditività dei progetti, allora niente guadagno per le ong, tutti via, che muoiano. Ricordate la carestia di due anni fa nel corno d’Africa? Ricordate come le ong chiedevano fondi ed aiuto? Stranamente i confini di quella carestia, indicati anche sulle cartine che le ong pubblicavano, si fermavano al confine con l’Eritrea, e l’avvolgevano, dalla Somalia al Sudan, passando per l’Etiopia. Come se la fame di colpo finisse al confine. 
Ad Asmara l’acqua è razionata, la danno con le autobotti, e siamo a novembre. 
Come se non bastasse l’energia elettrica è razionata, il paese non ha chiaramente ed evidentemente le risorse per comprare il petrolio. Hanno trovato però il rame nel Gash Barka (cinesi e canadesi pare) che scavano e caricano container di materiale che dopo due giorni di viaggio viene caricato su navi per essere portato in altre nazioni ed essere trattato. Il 60% va a chi scava, dicono, il 40% al governo, ma alla gente cosa arriva? Camion nuovi (cinesi) che vanno su e giù per giorni e giorni, ma la gente è sempre più povera. 
L’energia elettrica a luglio 2012 è iniziata a mancare a singhiozzo, e qui il popolo (troppo buono, rassegnato, impaurito, mettetela come vi pare) dava la colpa ad una grande festa dei giovani che si teneva in quei giorni a Massawa e che aveva bisogno di energia. Mah…. 
Finita la festa le cose sono andate peggiorando, ad aprile scorso nella capitale la corrente la davano a giorni alterni mattina e pomeriggio, nei villaggi non si vedeva già più per intere settimane, ora nella capitale la corrente la erogano solo una volta ogni tre giorni e per poche ora solo il pomeriggio o la mattina, poi due o tre ore la notte ogni tanto, quando non serve a nessuno, la gente dorme, le poche fabbriche sono ferme. 
Ospedali, alberghi, molti negozi, tutti con il generatore. Ed il gasolio, ci si chiede, dove lo trovano? Al fiorente mercato nero, risposta ovvia. 

Come non scappare da un posto simile? 
Come non cercare un futuro migliore per se, per i propri figli? 
Spesso non ci rendiamo conto di come siamo stati fortunati a nascere in questa parte del mondo, dove nonostante i nani e le ballerine, i maghi ed i politici che ci meritiamo, siamo liberi di pensare, parlare, girare, insomma, liberi di vivere.
Ma questo,da noi qui, non si può dire, non è di moda, non porta voti, non crea consensi.

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